Parco Monluè

Municipio 4
Ingresso: via Monluè, via Fantoli
Orari: accesso libero
Come arrivare: 27

Superficie: 106.600 mq
Anno di realizzazione: anni '70
Progettisti: Ufficio Tecnico Comune Milano

Cosa fare al parco

  •  passeggiare
  •  sosta e relax
  •  correre e andare in bicicletta
  •  fare pic-nic   
  • scoprire le piante del parco  

Il parco in breve

Meta ideale per gite fuori porta grazie alla sua vegetazione, tra vecchi mulini e prati, il parco di Monluè deve il suo nome ai lupi, mons luparium, che popolavano la zona nel Medioevo. Il fatto di esser stato sede di un centro monastico cistercense, fondato dagli Umiliati di Santa Maria di Brera nel 1200, gli ha donato anche una bellezza pittoresca.

Il parco di Monluè è una grangia, intesa sia come struttura edilizia che organizzativa, costituita da un edificio centrale a corte chiusa, con edifici monastici e altri dedicati all’agricoltura. Dopo lo scioglimento dell’ordine degli Umiliati e diversi passaggi di proprietà diventò proprietà del Comune di Milano nel 1964.

Il parco, che costeggia il lato destro del fiume Lambro, non visibile, ha ampi prati, boschetti e filari di pioppi tra antichi edifici e la chiesa romanico-gotica di San Lorenzo. Tra gli alberi suggestivi vi sono gli ippocastani, le catalpe, i pioppi, un negundo mirabolano a foglie rosse e salici piangenti.

Nell'antica "grangia" benedettina é presente la Caritas Ambrosiana che gestisce una comunità d'accoglienza. 

Il parco si estende tra la tangenziale e il fiume Lambro sul sito rurale che si chiamava “Monte dei lupi” a causa dei lupi che infestavano la zona (“Montis luparii”, poi chiamato Monlové e oggi Monlué) e che fu sede di un fiorente centro monastico cistercense, fondato nel 1200 dagli Umiliati di Santa Maria di Brera.

Dopo la soppressione dell’ordine monastico voluta da San Carlo Borromeo nel 1571, il complesso divenne una florida azienda agricola circondata da campi, in cui il prato irriguo si alternava alle coltivazioni: un rarissimo esempio di “grangia”, ossia di monastero circondato da poderi e rustici agricoli. Agli inizi del 1900 divenne tenuta agricola del Pio Albergo Trivulzio e a partire dagli anni ‘60 venne progressivamente abbandonato dagli abitanti.

L’area, di proprietà del Comune già dal 1964, fu destinata a parco a metà degli anni ‘70 e ha mantenuto il carattere rurale con ampi spazi verdi destinati a prato.

E stato approvato dalla Giunta comunale un piano particolareggiato che prevede un fitto rimboschimento, la realizzazione di piste ciclabili e pedonali al fine di collegare tra loro i parchi del Municipio 4: Forlanini e Monlué.
 
Beni architettonici e manufatti

  • Chiesa di San Lorenzo, in stile romanico-gotico
  •  mulino e antichi edifici rurali

Principali specie arboree

  • acero campestre (Acer campestre)
  • acero di monte (Acer pseudoplatanus)
  • acero riccio (Acer platanoides)
  • bagolaro (Celtis australis)
  • catalpa (Catalpa bignonioides)
  • ippocastano (Aesculus hippocastanum)
  • mirabolano a foglie rosse (Prunus cerasifera ‘Pissardii’)
  • negundo (Acer negundo)
  • olmo (Ulmus spp)
  • pioppo cipressino (Populus nigra ‘Italica’)
  • pioppo nero (Populus nigra)
  • platano comune (Platanus x acerifolia)
  • sorbo (Sorbus spp) salice (Salix alba)

Degno di menzione il pioppo (Populus nigra) tipico del paesaggio lombardo.

Acqua e dintorni

Il parco costeggia un tratto della sponda destra del fiume Lambro, non visibile per l'alto argine.

Aggiornato il: 26/10/2022